L’idea della costituzione della Associazione Italiana Tecnici del Latte (AITeL) è stata deliberata, come atto finale del Convegno di Tecnica Casearia, tenutosi a Modena il 28 settembre 1948, allorquando i partecipanti (scienziati, tecnici, operatori) hanno formato il comitato promotore incaricato di studiare e abbozzare lo schema dello statuto di fondazione.

Il comitato promotore, forte e autorevole per la presenza delle migliori e maggiori personalità del comparto lattiero caseario nazionale, concretizzava, dopo alcune riunioni, lo Statuto di fondazione che veniva approvato dai Soci Fondatori il successivo 24 maggio 1949, a Modena, con rogito del Notaio Camillo Aggazzotti.

Con l’atto costitutivo veniva eletto con voto unanime un Consiglio Direttivo provvisorio di tre membri e venivano individuate nella ricca personalità del prof. Pericle Parisi le doti tecniche e scientifiche, la dirittura morale e l’entusiasmo per svolgere la funzione di presidente, supportato e coadiuvato dai vicepresidenti: Sig. Pietro Quadri e, dott. Luigi Alberto Zoboli. La neonata associazione aveva anche un obiettivo immediato da raggiungere, ovvero di preparare e organizzare il Primo Congresso dell’Associazione, da tenersi a Modena. Il risultato venne brillantemente conseguito i successivi 27 e 28 settembre 1949, quando si tenne con l’evento congressuale anche l’Assemblea Generale riservata ai Soci, mentre i Non Soci poterono visitare la contemporanea Mostra Nazionale dei Formaggi Italiani. 

Senza ombra di dubbio, la validità dell’Associazione era largamente sentita e comprovata dalle 300 adesioni raccolte in soli quattro mesi. Nel dibattito congressuale veniva accolta la proposta di impegnare l’Associazione nell’“impostare il problema della sperimentazione scientifica e tecnica nell’intero settore lattiero caseario e deve curare che si giunga alla preparazione di maestranze veramente capaci.” L’Associazione era presente nei dibattiti nazionali e il presidente prof. Pericle Parisi non faceva mancare la sua illuminata parola sulle riviste professionali del tempo, imprimendo inoltre un’intensa attività al Consiglio Direttivo AITeL.

Purtroppo nel corso del 1950 il destino giocò le sue carte infauste: in estate morì a Ballabio Egidio Galbani; il 3 settem- bre morì il Maestro Costantino Gorini e il prof. Pericle Parisi gli rese le onoranze funebri a Milano nel corso di una riunione del Comitato organizzatore della Fiera del Latte. Per chiudere al peggio l’anno 1950, il 3 novembre, a soli cinquant’anni, mancò improvvisamente anche l’autorevole e stimato presidente AITeL prof. Pericle Parisi.

Seppur colpita nell’anima, l’Associazione reagì efficacemente: nella seduta consigliare del 15 dicembre 1950, per unanime designazione dei consiglieri, fu eletto presidente il dott. Luigi Alberto Zoboli, nel frattempo nominato direttore reggente dell’Istituto Caseario Zootecnico di Castelnuovo di Mantova e, nel marzo del 1951, maturarono i tempi della rivista Scienza e Tecnica Lattiero Casearia: bollettino dell’Associazione Italiana Tecnici del Latte, la quale raggiunse per la prima volta i suoi lettori.

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Successivamente, la testata cambiò più volte la denominazione e la sede, forse anche in omaggio alle evoluzioni dei tempi, delle circostanze e delle persone che hanno di volta in volta caratterizzato la vita dell’Associazione stessa. 

Nei numeri 1 e 2 dell’Anno 1 del bollettino tecnico scientifico, viene riportata la relazione generale indirizzata ai partecipanti al Convegno Nazionale Lattiero Caseario indetto dalla Camera Commercio Industria e Agricoltura di Cremona, nei giorni 31 settembre e 1 ottobre 1950, elaborata dal dott. Zoboli. Nella estesa relazione il dott. Zoboli esaminava gli aspetti salienti della crisi del settore negli Anni del dopoguerra e scriveva:

È un fatto indiscusso che, in modo particolare nel decorso del 1949 e più ancora nel corrente anno, nelle tre grandi regioni eminentemente agricole e conseguentemente forti produttrici di latte quali la Lombardia, l’Emilia e le Venezie, si va notando, di fronte al massimo incremento della produzione lattiera, un peggioramento della qualità di tale materia prima: peggioramento che rende difficile la trasformazione e la utilizzazione di essa nei suoi deri- vati caseari, che rende l’arte del casaro più ardua del solito, che provoca un aumento fuori del consueto della percentuale di scarto dei formaggi (in modo particolare dei formaggi duri a pasta cotta e lenta maturazione ), che costringe il tecnico a studiare rimedi (in altri tempi neppure immaginati) per poter presentare prodotti graditi al consumatore o comunque com- merciabili; peggioramento, dicevo, che ha ormai contribuito a rendere problematica la già nota superiorità dei formaggi tipici.

Più avanti Zoboli dichiara che nella produzione del “grana” nel 1949 le fallanze interessano circa la metà delle produzioni. Le problematiche evidenziate includevano: l’acidità insufficiente, cagliate fiacche e senza nerbo, sostituzione di flora filocasearia con anticasearia nel Grana e nell’Emmenthal, gonfiore esplodente, odori e sapori disgustosi o nauseabondi, ecc. Avviandosi alle conclusioni Zoboli, si poneva la domanda:

...se, nelle attuali condizioni della produzione e del mercato internazionale, possano resistere ed essere convenienti le nostre strutture quasi artigiane oppure se, in alcune zone d’Italia non convenga orientarsi verso la creazione di grandi complessi industriali; pur tenendo presente che in questi ultimi, accanto ad inevitabili inconvenienti, presentano una maggiore possibilità di perfezione tecnica ed una maggiore elasticità di produzione.

Continua...

 

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